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Conferenza “Il linguaggio segreto dei miti”

Sabato 8 Aprile ore 18:00

Fin dall’infanzia si entra in contatto con i miti, racconti avventurosi che vengono tramandati da generazioni e che continuano ad affascinare. Ma che cosa è un mito? come mai ne esistono tanti, anche simili, presso popoli diversi?

La parola mito deriva dal termine greco mytos che significa racconto, favola. Questi racconti, nati con l’uomo, hanno svolto e svolgono tuttora molte funzioni: assicurare coesione sociale, perché tutti i membri di uno stesso gruppo condividono conoscenze sulla propria storia e sulle origini delle cose; trasmettere insegnamenti; affrontare e risolvere i problemi della vita quotidiana; anche sperimentare sentimenti, perché un racconto che ci appassiona, ci fa partecipare alle vicende narrate anche provando le emozioni dei protagonisti.

Inoltre, nelle società antiche le verità spirituali sono state affidate ai miti che rivestono un carattere di religiosità. Esistono racconti che offrono spiegazioni circa le origini del cosmo, dell’uomo e della donna, inoltre danno chiavi di lettura relative ai rapporti tra il genere umano e la divinità: basti pensare ai miti che raccontano della scalata al cielo di eroi come Prometeo o Ercole e ai miti relativi agli amori tra gli dei e i mortali.

Capire, interpretare il significato di tali racconti non è semplice. Si può dire che chi ha congegnato gli antichi miti, ha volutamente reso difficili le cose, come per salvaguardare agli occhi dei più verità difficili da capire e che richiedono una lunga preparazione e un duro lavoro per essere comprese. I miti celano a chi non sa vedere la verità e offrono insegnamenti a chi li sa cercare.

Si trovano miti simili presso popoli diversi e questo ha fatto pensare a Carl Jung, grande studioso della psicologia analitica, che ciò fosse dovuto al fatto che, essendo i miti fenomeni psichici che rivelano la natura dell’anima, nascessero da una zona della mente chiamata ‘inconscio collettivo’.

Una moderna ricerca che sfrutta strumenti statistici e concettuali tratti dalla biologia evoluzionistica ha ricostruito la storia di alcuni miti, scoprendo che hanno avuto una evoluzione simile a quella delle specie biologiche. Ogni storia è formata da un nucleo narrativo e da altri elementi che, spostandosi nel tempo e nello spazio, vengono aggiunti o tolti. Seguendo l’evoluzione di un singolo nucleo narrativo, se ne segue il cammino tra i popoli e si è potuto riscontrare che alcuni miti nati in Africa si sono diffusi in Europa ed America e non altrove, rendendo possibile ricostruire le migrazioni dei popoli fino dal Paleolitico.

Questo significa che i miti hanno una origine precisa e poi si diffondono secondo le migrazioni del popolo in seno al quale sono stati creati ed ai contatti con altri popoli.

Bisogna quindi pensare che i miti siano stati ideati da sacerdoti e saggi per trasmettere conoscenze relative ad una rivelazione, in alcuni casi ricevuta personalmente o tramandata attraverso i secoli, con un tessuto di simboli che non è sempre facile interpretare.

Concentreremo la nostra analisi su miti che presentano argomenti conosciuti come i due miti narrati dal filosofo Platone ne La Repubblica, ovvero il mito della Caverna e il mito di Er, e sul mito di Adamo ed Eva, poiché capire gli insegnamenti segreti in essi celati può essere interessante per lo sviluppo interiore di ognuno.

Interpretare un mito diventa una avventura e una sfida che anche oggi ha senso fare, poichè sembra avere ancora un valore sovratemporale e parlare direttamente  all’interiorità dell’uomo e della donna moderni, esattamente come quando è stato ideato.

Appuntamento sabato 8 aprile alle ore 18,00 con la Dottoressa Sandra Beronesi, presso la sala conferenze in Piazza Ungheria 6, ingresso libero.