Conferenza “I cartigli reali: Menes e il mistero di Cheope

Martedì 6 Febbraio 2018 ore 16:00 – ingresso libero

presso l’Ufficio delle Relazioni Culturali dell’Ambasciata della Repubblica Araba d’Egitto – Via delle Terme di Traiano 13 (Colle Oppio) Roma.

Non esiste un solo Faraone il cui nome non sia stato tramandato inscritto all’interno di quel particolare sigillo, chiamato sh(e)nu dagli Egiziani e a noi noto come “cartiglio”. Con la sua forma ovale di corda chiusa da un nodo, il segno distintivo dello sh(e)nu aveva il potere di rimandare nel contempo all’aureola solare che irradiava dal nome del Sovrano e alla sacralità del dominio che egli era in grado di esercitare.

Una visione assai meno solare è quella che invece emerge dal termine “cartouche”, con cui lo stesso segno fu chiamato dagli storici che giunsero in Egitto al seguito di Napoleone nel 1799. La forma allungata del cartiglio lo faceva somigliare a una cartuccia (munizione), di certo uno tra gli oggetti che più dovevano capitare tra le mani e sotto gli occhi di uomini che in quella terra erano sbarcati con lo scopo principale di conquistarla.

Un aneddoto questo che, come tante altre vicende simili, rende l’idea dell’enorme distanza esistente tra la nostra mentalità “moderna” e quella di una civiltà le cui origini si perdono nella notte dei tempi; civiltà che tuttavia risulta segnata da una credenza religiosa affatto arretrata, come testimoniato dall’insuperata perfezione dell’architettura eretta dai Sacerdoti di Ra.

Nonostante la diversa concezione applicata all’interpretazione del simbolo dei cartigli, è innegabile che si debba proprio a quella spedizione il ritrovamento di uno dei documenti archeologici più importanti ai fini dell’interpretazione dei geroglifici: la Stele di Rosetta.

Grazie al determinante contributo di J.F. Champollion fu possibile dare un suono ed un significato ai tanti simboli che risultano essere stati scolpiti sulla pietra d’Egitto fin dalla I Dinastia Faraonica. Dal momento in cui venne decifrato l’alfabeto geroglifico, fu anche possibile confrontare i nomi riportati all’interno dei cartigli con le liste reali stilate nel corso dei secoli dai maggiori storici egizi e greci. In sintesi, fu possibile desumere il passato del popolo che crebbe e si sviluppò sulla valle del Nilo, a partire da un tempo di molto precedente l’inizio delle XXX Dinastie sotto il regno di Menes.

Chi fu questo Menes fondatore dell’impero d’Egitto di cui le iscrizioni tramandano che non morì ma fu rapito in cielo da un “Ippopotamo femmina”? E chi fu il misterioso Cheope che non trova riscontro con il nome scritto in geroglifici nei cartigli relativi a quel famoso secondo Faraone della IV Dinastia cui per secoli è stata attribuita la costruzione della Grande Piramide?

Ne parleremo con la dottoressa Sara Castrini, martedì 6 febbraio alle ore 16,00, presso la sala conferenze dell’Ufficio delle Relazioni Culturali dell’Ambasciata della Repubblica Araba d’Egitto in Via delle Terme di Traiano 13 (Colle Oppio) Roma. Ingresso libero.